“Cosa farò da grande?” Come gestire e comprendere le aspirazioni dei nostri bambini

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sogni e aspirazioni

Che bello sentire bambini e bambine fantasticare del proprio futuro! Di quello che vorranno essere e fare da grandi e delle loro aspirazioni. Che bello sentirli dire che faranno i ballerini o i supereroi, le astronaute o le principesse. I bambini sono come le cellule totipotenti: hanno in sé le potenzialità di diventare ed essere tutto ciò che vogliono.

 

Ovviamente, come è naturale, in questo percorso hanno un ruolo fondamentale i genitori. Iniziamo allora col dire cosa NON devono fare i genitori. Innanzi tutto è importante che non “demoliscano” i sogni e le aspirazioni dei propri figli! Piuttosto devono aiutarli a capire come poter conciliare le loro passioni col mondo reale. E poi, altra cosa fondamentale, i genitori NON devono giudicare come giuste o sbagliate le ambizioni dei figli. Piuttosto devono cercare di capirle e comprenderle.

Prendiamo, per esempio, un bambino che esprime interesse verso la pittura, ama dipingere e ha una predisposizione al disegno. Cosa fare? Sicuramente è bene incentivare per quanto possibile questa sua attitudine. Si può incoraggiarlo a sperimentare nuove tecniche, procurargli gli strumenti necessari (pennelli, fogli, colori,…) e proporgli, pur senza esagerare, corsi o visite a mostre. Questo non significa che da grande sceglierà di frequentare un istituto d’arte e diventerà un famoso pittore. Tuttavia il supporto genitoriale che sperimenterà in questa fase della vita gli permetterà di esprimere i suoi interessi e desideri, fiducioso nelle sue capacità. Senza dimenticare il fatto che il bambino apprenderà anche abilità trasversali. Imparerà a pianificare, prendersi cura delle proprie cose, riordinando ciò che ha utilizzato e si sentirà libero di esprimere i propri desideri.

 

Quali elementi aiutano ad immaginarsi il futuro?

Secondo Bruner, psicologo statunitense del secolo scorso, sono tre gli elementi che permettono al bambino di immaginarsi nel futuro:

  • Desiderio di competenza: il bisogno di diventare abili nell’esecuzione delle attività che si svolgono. Pensate anche alla nostra esperienza di adulti. Quando abbiamo deciso di abbandonare un’attività? A meno di particolari problemi, in genere si lasciano quelle attività nelle quali non si ha successo. Ci interessiamo invece a quelle attività in cui riusciamo a fare bene. La stessa cosa succede ai bambini, proprio come diceva già nella prima metà del secolo scorso Maria Montessori.

  • Curiosità: i bambini sono per loro natura curiosi e desiderosi di conoscere. Pensate a quando esplorano la realtà e le cose che li circondano, oppure quando domandano il “perché” di ogni cosa.

  • Bisogno di identificazione: l’uomo ha innata la tendenza a plasmare se stesso sul modello offerto da un altro. Il bambino adotta questa modalità fin dalla nascita. È quello che succede per esempio quando usa un’espressione o un modo di dire tipico del padre o della nonna. Le figure di riferimento a cui “guarda” sono, ovviamente, i suoi genitori e quelle figure che si prendono cura di lui (nonni, educatori,…). Crescendo con l’età, queste figure saranno probabilmente sostituite da compagni, protagonisti della tv, campioni sportivi, ecc.

 

Cosa può fare un genitore?

Già dai due anni e mezzo è possibile individuare cosa i bambini amano davvero fare. Ed è importante cogliere questi segnali. Ciò che incuriosisce, diverte e appassiona il bambino. Certamente questi interessi, oltre che in base all’età, cambiano tra le generazioni e a seconda del contesto educativo e familiare in cui si cresce.

Per prima cosa, semplicemente, ogni genitore dovrebbe chiedere al figlio: “Cosa ti piacerebbe fare da grande?”. Questa domanda apparentemente banale ha grande importanza. Offre infatti al bambino la possibilità di esprimersi e dare voce ai suoi pensieri e desideri. Sogni e desideri sono importantissimi perché aiutano a conoscere meglio i bambini e capire quale situazione emotiva stiano attraversando. Il genitore non deve “forzare” il bambino a rispondere e, come già detto, non svalutare la risposta! I figli sono come un “foglio bianco” su cui i genitori possono scrivere tutto ciò che ritengono giusto per il loro bene.

A volte i genitori vorrebbero che il figlio imparasse ciò che loro non hanno avuto la possibilità di imparare. Oppure vorrebbero che diventasse ciò che i genitori non hanno potuto essere. Pur spinto dalle migliori intenzioni e da un profondo affetto, talvolta il genitore non si rende conto che così facendo non tiene conto delle attitudini, delle inclinazioni e della volontà dei figli. Per esempio è vero che spingere una figlia ad allenarsi duramente nel nuoto potrebbe portarla a diventare la nuova Federica Pellegrini, ma magari a lei piace nuotare solo per svagarsi e rilassarsi! Oppure sarebbe bello che il figlio facesse il liceo scientifico come tutti in famiglia, ma magari a lui piace studiare la letteratura!

 

Il pericolo di ingabbiamento

Questo pericolo di “ingabbiamento” si verifica anche quando si fanno i paragoni, che diventano col tempo delle profezie. Per esempio ricordo Clara che da piccola perorava sempre le cause dei fratelli coi genitori. In famiglia erano soliti dire: “Ha lo stesso carattere dello zio! Da grande farà sicuramente l’avvocato”. All’ultimo anno di liceo, Clara è entrata in crisi: aveva sempre pensato che sarebbe diventata un avvocato, ma ora si sentiva più portata per l’insegnamento. Sicuramente in famiglia ci sono somiglianze (magari anche palesi) ma è importante sforzarsi di vedere cosa il figlio fa come se fosse l’unico. Così si sviluppa il suo potenziale senza farlo sentire soffocato da altri modelli.

Per i bambini, dare voce a pensieri e desideri è il primo passo per realizzarli. Raccontandoli, rendono sogni ed aspirazioni più reali e possibili. Inoltre, ascoltandoli, non solo esploriamo i loro sogni ma li rendiamo importanti perché mostriamo che sono interessanti anche per noi.

Lasciamo che i bambini si esprimano liberamente e seguano le proprie passioni ed inclinazioni! Dopo tutto, il primo passo per imparare a credere in se stessi è la libertà di sognare.

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